La Madre di tutte le Partite

Autore: Marco Beri

Data: 29 Nov 94 19:52:13

Il caldo torrido del deserto lo stava
uccidendo. Erano ormai dieci anni che fuggiva. Dieci lunghi anni.
Lui che era il vanto di tutti i membri della sua casata, era
ormai ridotto a poco piu’ che una larva umana. Dei suoi folti
peli corvini, che lo ricoprivano in ogni parte del corpo, non era
rimasto che qualche canuto rappresentante. La sua maestosa
altezza si era ridotta notevolmente a causa del suo perpetuo
strisciare prono, quasi inginocchiato, rasente i muri meno
illuminati. I tempi in cui poteva camminare a testa alta in mezzo
ai suoi sudditi erano solo un ricordo lontano.

La vita per lui non aveva quasi piu’ nessun
interesse. Ma continuava a fuggire. Fuggiva come fosse sempre il
primo giorno. Si’, il primo giorno. Se lo ricordava ancora come
se fossero passate solo poche ore dal Giorno della Vite, quella
maledetta Vite. Ci aveva pensato a lungo. Aveva quasi costruito
una filosofia su quel piccolo oggetto che aveva cambiato la sua
esistenza. E quel piccolo oggetto era ormai assurto, nella sua
mente malata, al rango di essere vivente. Lo pregava, lo
interrogava, talvolta lo amava, ben piu’ spesso lo insultava. Si
era domandato a lungo come sarebbe stata la sua vita se non fosse
stato per quei pochi fatali micrometri. Lo stava facendo anche in
quel momento, quando senti’ un boato sordo e lontano. I tuareg
che erano vicino a lui si guardarono spaventati con sguardi
allibiti per quella tempesta di sabbia fuori stagione. Ma lui
capi’ che si sbagliavano, e di grosso. Non era il temuto Ghibli,
nemmeno lo spaventoso Simun. Era qualcosa di ben piu’ pericoloso
e ineluttabile. Erano loro, i Millecinquecento Utenti. Lo avevano
trovato anche li’. Come facessero a trovarlo sempre e ovunque era
un mistero. Le prime volte lui si era sorpreso, ma ormai non
accadeva piu’. Se li aspettava ogni volta con maggiore
precisione. Quella volta erano gia’ passati quattro giorni dalla
precedente, quasi un record. Lui teneva una registrazione mentale
di tutti gli "incontri". Alcuni erano piu’ vividi, come
quello che lo sorprese in cima all’Himalaya. I monaci buddisti
erano convinti che quella che sembrava una valanga al contrario,
segnasse la fine del mondo, e infatti proprio in quei giorni
avevano spostato l’ultimo dei sessantaquattro dischi. Ma si
sbagliavano, erano sempre Loro che lo avevano trovato. Talvolta
credeva che potessero fiutarlo. E forse era proprio cosi’. Si era
convinto che la sua paura avesse un odore che rendeva insicuro
anche l’anfratto piu’ buio, la cengia piu’ nascosta, la grotta
piu’ profonda. Se l’istinto vitale non fosse stato cosi’ forte in
lui, si sarebbe sicuramente rifugiato nell’ultima ineluttabile
dimora.

Mentre i suoi pensieri stavano cosi’ vagando,
il boato si fece via via piu’ vicino. Si potevano quasi
distinguere i singoli volti dell’orda scatenata. Si sentivano
gia’ i primi "Te l’avevo detto!", "Sei un
irresponsabile", "Non capisci niente". Poteva gia’
intravedere i primi randelli dei VgaPlanetofili. Quelli erano i
piu’ pericolosi. A nulla erano valsi i suoi tentativi di calmarli
quando avevano saputo della Vite. Anzi, furono proprio loro ad
organizzare la prima spedizione punitiva, quella che diede inizio
alla sua diaspora. Aveva tentato di dire loro che aveva un backup
di due settimane prima, ma cio’ non aveva fatto altro che
peggiorare le cose. L’idea di ripetere le ultime migliaia di
mosse li aveva resi ancora piu’ feroci che non la perdita
definitiva della Madre di tutte le Partite.

In testa al gruppo vedeva gia’ i due Marchi. I
gemelli della distruzione. Erano piu’ pericolosi loro di tutti
gli altri messi assieme. Il comune disastro aveva diretto il loro
reciproco disprezzo e odio verso un comune bersaglio: lui, il
Sysop. Ma dei due, il piu’ feroce, il piu’ irriducibile, il piu’
vendicativo era il Fottuto Brasileiro, quello che aveva
preconizzato l’Evento. E lo odiava profondamente per questo,
quasi che la sua profezia fosse la causa del disastro. Ma nel suo
piu’ recondito intimo sapeva di chi era la colpa di tutto quello
che era successo in quegli ultimi dieci anni. Era sua, solo sua,
nient’altro che sua. E in quell’attimo decise che si sarebbe
arreso, avrebbe atteso con coraggio la sua nemesi. Si fermo’, si
volto’ e affronto’ con un sorriso sulle labbra l’orda dei
Millecinquecento. I due Marchi si fermarono per pochi secondi,
sorpresi da quella mossa inaspettata, ma la rabbia atavica che li
pervadeva ebbe subito il sopravvento e si scaraventarono su
quella inerme e minuscola figura che si parava davanti a loro.

Cio’ che successe nei pochi attimi che
seguirono e’ tuttora un mistero. Alcuni studiosi particolarmente
fantasiosi affermano che il Big Bang generato da quello scontro
causo’ una nuova singolarita’ con la conseguente formazione di un
universo parallelo in cui gli hard-disk avrebbero funzionato per
l’eternita’. Quello che e’ certo e’ che nessuno vide mai piu’
sulla faccia della terra colui che aveva distrutto la Madre di
tutte le Partite.