L’ospite inatteso

Autore: Marco Beri

Date: 15 Mar 95 20:15:43

Vi sara’ successo molte volte di avere un
problema che vi assillava, di pensarci per un tempo infinito e
quando ormai avevate rinunciato a trovare la soluzione, ecco che
questa vi brillava in mente, imprevista come un fiore nella
sabbia.

Oppure, mentre state camminando con in mano un
bicchiere colmo e discutete amabilmente con il vostro migliore
amico, inciampate e senza il minimo sforzo riuscite a non cadere,
a non rovesciare nulla e a non perdere il filo del discorso: roba
da Superman. A me succede, anzi, succedeva regolarmente. Non
avete mai pensato a come sono possibili queste cose? Io l’ho
scoperto… purtroppo.

Ero un programmatore, si’, uno di quelli che
usavo definire gli "operai dell’informatica". Passavo
dieci, dodici ore al giorno davanti ad un computer cercando di
risolvere sempre gli stessi problemi e di affrontare sempre le
stesse difficolta’, in sostanza una vita assai avventurosa.

Quella notte stavo lavorando da tredici ore
consecutivamente, il mio cervello era ormai appannato, o cosi’
credevo, da molti minuti. Ma stavo continuando. Dovete sapere che
noi viviamo, ci sostentiamo di scadenze, ultimatum, deadline e
quant’altro, mentre il nostro caffe’ e’ il calendario
minacciosamente appeso sopra il monitor.

Come dicevo, stavo pestando sulla tastiera da
un’infinita’ di tempo, le istruzioni scorrevano davanti a me al
solito ritmo cadenzato, il silenzio e la semioscurita’ mi
avvolgevano, quando accadde. Scivolai senza quasi accorgermi nel
dormiveglia e mentre stavo in quello stato dove non siamo svegli
ma neppure dormiamo, vedevo le mie mani che battevano ad una
velocita’ incredibile. Era un sogno. Non poteva che essere un
sogno. E mentre pensavo a questo, aprii gli occhi improvvisamente
e per un attimo le vidi. Loro si erano fermate quasi subito ma
non era stato sufficiente. In quell’ attimo infinito la mia
mente, ma avrei fatto meglio a dire le mie menti, era sospesa nel
nulla.

Non riuscivo a catalogare l’enormita’ di quello
che avevo appena visto, non poteva essere vero.

Quando ci si sveglia improvvisamente a meta’ di
un sogno ci sembra impossibile distinguere la realta’
dall’immaginazione, ma piano piano riusciamo a riacquistare le
nostre facolta’ e ci rendiamo conto di quello che ci circonda. E
cosi’ feci io in quel momento: piano piano cominciai a capire che
era solo un sogno, incredibile, fantastico, ma solo un sogno.

Il sollievo che ci pervade quando realizziamo
di non aver ucciso nessuno, o di non essere nudi in mezzo alla
folla, o di non dover risostenere un esame scolastico e’ pari
solo alla delusione di quando scopriamo di non saper volare o di
non aver vinto alla lotteria o di non essere un eroe osannato e
riverito.

Quello che provai in quel momento era
indiscutibilmente sollievo. L’idea di avere un ospite alloggiato
nel mio cervello che si occupava dei miei problemi e delle mie
cose quando io mi riposavo non mi aggradava per niente. La
mancanza di controllo sulle mie azioni, sia pure in condizioni
particolari, era per me inaccettabile.

Cosi’ quando, completamente sveglio, alzai lo
sguardo verso lo schermo e vidi il programma completo che girava
perfettamente, credetti di impazzire.

Ma impazzii del tutto quando le mie mani, ma
erano poi mie?, dopo qualche secondo cominciarono a battere sulla
tastiera: "stai calmo, adesso ti spiego tutto….".